Archive for the ‘Pensieri in libertà…’ Category

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – MENZIONE SPECIALE

lunedì, giugno 25th, 2018

Martina C. 3C

Non riuscirei a resistere per tutto il viaggio senza il mio diario segreto. L’ho sempre avuta questa strana necessità di dover mettere nero su bianco i miei pensieri, per liberare la mente, prendendo una penna in mano e scrivendo su una pagina parole, frasi, pensieri. La parte più bella arriva alla fine: una sensazione indescrivibile di libertà e pace che prevale su tutto. Senza tutto ciò non riesco a stare, anzi, non riesco a vivere in pace come ad ogni persona dovrebbe essere concesso. E la libertà non è concessa a tutti, altrimenti perché milioni di bambini, donne, uomini scapperebbero dalla loro casa? La mattina di Natale di uno dei miei primi anni delle elementari sotto l’albero c’era un oggetto diverso dagli altri per la forma. Una volta strappata la carta era apparso un diario segreto, il mio primo, vero diario. Brillava sotto il bagliore delle lucette dell’albero, o forse erano solo l’emozione e la felicità che facevano sembrare quel momento una specie di sogno. Da quel giorno in poi non mi sono più distaccata dal mio diario. Lo portavo ovunque e coglievo ogni volta l’occasione per scarabocchiare qualcosa. Ricordo perfettamente il giorno in cui ho riempito l’ultima pagina, era appena iniziata la prima media. Pochi mesi dopo per il mio compleanno ho ricevuto un altro diario, più piccolo, dentro cui custodisco tuttora la mia vita. Un altro oggetto senza cui non riuscirei a partire è un peluche di quando ero piccola, un orsacchiotto, un tempo con il pelo bianco, che mi era stato regalato dai miei nonni. Lo tengo sopra una mensola della mia camera dove, dall’alto, mi fissa con uno sguardo dolce e rassicurante. Un po’ come quando avevo tre anni, tuttora non riesco a separarmene, ci tengo troppo. Ogni tanto lo prendo in mano e lo stringo al petto. In quei momenti emergono ricordi, emozioni e momenti speciali che hanno caratterizzato la mia infanzia ormai passata da tempo. Ci sarebbero tanti altri oggetti che vorrei portare con me che mi farebbero venire in mente ricordi. Mi mancherebbero tante cose della mia casa, del mio piccolo rifugio nel quale mi sento protetta. La mia camera con le sue pareti gialle, il letto a castello, le mensole con i miei libri. Mi mancherebbe svegliarmi la mattina, aprire gli occhi e vedere come prima cosa gli adesivi a forma di stella attaccati sul muro che ogni sera mi fanno cadere in bellissimi sogni. Più di tutto mi mancherebbe il profumo che sa di casa, che mi fa stare bene e mi fa sentire serena, un profumo comparabile con nessun altro. Questi sono gli oggetti che mi mancherebbero se dovessi abbandonare improvvisamente la mia casa e la mia vita, come fanno tanti altri ragazzi della mia età e anche più piccoli ogni giorno.

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – MENZIONE SPECIALE

lunedì, giugno 25th, 2018

Viviana F. 2B

Non si sa dove bisogna andare, si sa solo che si deve scappare . Mamma dice che sarà un viaggio che non dimenticherò mai e in cui vedrò il mare …. Io il mare non l’ ho mai visto . Né io né Lapy abbiamo mai sentito il profumo del sale, la dolce brezza marina, la sabbia che ti si incolla alla pelle, il rumore delle onde che si infrangono contro la costa… mai. Lapy è il mio unicorno di pezza, assomiglia ad una soffice nuvola di zucchero filato rosa che, con il suo sapore caramellato, ti addolcisce il cuore e ti fa scordare tutte le cose brutte. Me l’ ha regalato Bedin prima che partisse per la Turchia. -Quando sei sola, abbraccialo forte e ti sentirai subito meglio. – mi ha detto – Non dovrai mai essere triste, perché è come se un pezzo di me sia in mezzo alla soffice ovatta che lo rende così bello. Si, penso che Lapy verrà via con me a giocare con la sabbia bianca, sarà come stare con Bedin per l’ ultima volta prima del viaggio. La sabbia bianca, bianca come la vecchia coperta di cotone della nonna, calda e morbida: è il posto ideale per nascondersi dal rumore delle sirene d’ allarme che, sotto ad essa, si trasformano in qualcosa di lontano e innocuo . Porterò via anche lei, mi servirà per asciugarmi dopo il bagno nel mare blu, non si sa mai che io mi ricordi anche la canzone che la nonna mi cantava mentre mi ci avvolgeva. Il mare blu, blu come il libro di cucina italiana della zia Zeinab . Io e zia amavamo cucinare la pasta al pesto, solo che trovare gli ingredienti per preparare il sugo tipico genovese era un po’ difficile.. – Possibile che in un supermercato grande come questo non ci sia del basilico – diceva – Ora vado da Raouf e tiro giù tutti i pesti del paradiso !! Ogni venerdì, era la stessa storia e, ormai, Raouf si rifiutava anche solo di ricevere la zia per parlarle. Porterò anche il libro di cucina, magari dopo essermi asciugata potrei preparare una buona pasta con il pesto verde . Il pesto verde, verde come il maglione delle feste Non c’ erano feste senza i maglioni: io quello verde, zia quello rosa, mamma quello arancione e nonna quello viola . In realtà, dopo nemmeno mezz’ ora eravamo costrette a togliercelo per il caldo che c’ era e così l’ incantesimo festivo finiva con tante risate e tanto cibo. Prenderò anche il maglione, servirà a scaldarmi durante la nera notte. La notte nera, nera come il ricordo di papà. Di papà ho solo un ricordo sfumato, di lui vestito come un militare che mi abbraccia e mi saluta con la faccia bagnata di lacrime. In quel ricordo anche mamma piange e mi stringe forte al petto, come se fossi l’ unica cosa che le fosse rimasta … Quel ricordo, nella mia mente, è nero come la pece ed è solo tristezza. In quel ricordo sono presenti tutte le cose che partiranno con me. Ciò che porto via, verrà con me solamente perché io non mi dimentichi mai di papà e del fatto che si è sacrificato per salvare me, mamma, zia e nonna .

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – MENZIONE SPECIALE

lunedì, giugno 25th, 2018

Giulia P. 1F

Se un giorno dovessi lasciare la mia casa e prendere solo le cose a cui sono più affezionata, porterei con me, senza dubbio, il mio libro di storia dell’ arte perché sia conoscere l’arte del passato, che sperimentarne di nuova è molto stimolante per noi ragazzi – infatti, ti fa volare con l’immaginazione in mondi ancora a te ignoti, che portano dalla realtà alla creatività e leggerezza che un disegno fatto solo di figure astratte ti può trasmettere-. Poi, porterei con me, la mia divisa di pallavolo – la porterei perché dal momento in cui l’ho indossata, mi sono sentita parte integrante di una squadra in cui si vince o si perde, non per merito solo tuo ma anche di qualcun altro-. Ti insegna a non arrabbiarti se qualcuno sbaglia e a comprendere soprattutto i tuoi limiti e quelli degli altri. –Per me lo sport è coraggio, perché a volte si ha paura ad affrontare il proprio nemico più forte ovvero se stesso, ma lo sport insegna a sconfiggerlo e a non arrendersi-, è lealtà perché, bisogna sempre rispettare l’ avversario e infine è amicizia perché – è proprio vero- ti unisce e ti fa capire chi nel momento di difficoltà ti rimane accanto e chi invece ti volta le spalle. Poi, porterei con me un quaderno con una penna- perché io amo scrivere, sperimentare e mettermi in gioco utilizzando, anche parole che non conosco per creare testi che esprimano le mie sensazioni ed emozioni-. –Penso che scrivere aiuti a conoscere se stesso perché quando crei e riempi quelle pagine bianche come fa un pittore con la sua tela, ti vengono in mente sempre nuove idee che ti fanno scoprire le tue passioni-. -Inoltre, porterei con me una fotografia che mi ritrae con due delle mie amiche che sempre mi sono state accanto e che sono sicura non mi lasceranno. –Questa foto, che è sempre sul comodino della mia camera da letto, è molto speciale perché mi ricorda i momenti passati insieme che forse andando avanti nel tempo non vivremo più!- Infine verrà con me la cosa più importante legata alla mia nascita, ovvero, il mio peluche preferito che da sempre mi accompagna nel lungo viaggio della vita. E’ con me da dodici anni e spero di poterlo conservare fino a quando sarò grande. Mi fa pensare alla mia infanzia passata con lui a fare finta di essere la sua mamma e di prendermene cura, anche se poi era lui che si prendeva cura di me!- Ecco, queste sono le cose che porterei con me: cultura, sport, amicizia e ricordi di infanzia. Semplicemente la mia storia!

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – VINCITORE

lunedì, giugno 25th, 2018

Anna P. 3B

Fumo. Fuoco. Urla. Mi guardo intorno e vedo strisce rosse lambire il letto. Sento voci indemoniate. Cerco di inquadrare la finestra, quasi completamente oscurata dal fumo, e oltre ad essa vedo delle sagome sfocate agitarsi, correre, gridare in preda al panico. I rumori esterni arrivano ovattati alle mie orecchie che riescono a sentire solo il crepitare del fuoco. Il mio primo pensiero è indirizzato all’origine dell’incendio e non tanto alle fiamme che attanagliano le coperte del letto e lentamente avanzano sinuose verso di me. Mi guardo intorno, vedo indistintamente la porta in legno d’acero ormai completamente bruciata: inutile tentare di fuggire per di là. Guardo la finestra, una valida via di uscita, sfortunatamente circondata da una miriade di fiamme. La sedia è oramai inesistente, sostituita da ceneri, tutti i miei abiti sono stati sbalzati fuori dall’armadio e lentamente si dissolvono. Nulla può resistere a questa forza della natura. Il fuoco brucia, incenerisce ma anche cucina; è un nemico ma anche un alleato. Oggi ha deciso di essermi contro e di aiutare il mio nemico. Mi decido, piuttosto che morire carbonizzata preferisco rimanere viva e soffrire. Mi preparo e scatto, un fischio nelle orecchie. Pochi metri che assomigliano a chilometri. Le braccia e le gambe cominciano a scottare. È troppo. Sporgo la testa oltre la finestra. L’aria è densa come dentro. Vedo donne, uomini, bambini che si sbracciano ognuno davanti alla propria abitazione in fiamme. I miei genitori pochi metri sotto di me. Esito, potrei morire, essere troppo avventata, ma poi ricordo: “meglio tentare e fallire, che non tentare affatto e fallire in partenza”. Mi decido. Le gambe tese, le mani tremanti. Salto … Apro gli occhi in un bagno di sudore, le mani tremanti, il cuore che batte all’impazzata. Solo un incubo. Nulla è reale, o almeno per me non lo è. Rifletto. E se fosse successo davvero? Sono giovane, una vita persa per niente; per colpa di una forza della natura che l’uomo non può comandare a suo piacimento, distruttrice che nel mondo colpisce senza compassione. Se avessi avuto un attimo per riflettere, cosa avrei fatto? Avrei preso una giacca, del cibo e dei soldi, oppure ciò che di più caro ho? Tante possibilità, ognuna con il suo particolare dettaglio, differente per ogni persona. Nella mia mente scorrono immagini, ricordi recenti e lontani che nella mia mente si sovrappongono. Un peluche morbido su cui affondo la faccia, probabilmente me lo porterei dietro: una consolazione, una fonte di affetto, un modo per scaldarmi. Può sembrare banale avere un peluche, infantile, ma sicuramente è peggio giocare sul computer con amici virtuali che tanto affetto, amore, calore e consolazione non danno affatto. Stessa cosa vale per un libro e, per citarne uno: “non si può vivere senza un libro, non si può affrontare una sala d’attesa, uno studio medico, una burocrazia, una coda in Comune senza avere in mano quel prezioso talismano, la porta sempre aperta verso mondi altri” (Antonia Arslan). Inoltre se è il libro giusto lo puoi leggere quanto vuoi senza mai stancarti. Ora, però, bisogna tornare alla realtà e considerare che, anche se l’affetto fa tanto bene, non possiamo vivere unicamente di esso. Ciò significa che bisogna pensare a strumenti reali ed utili. Il denaro non è necessario, perché potresti trovarti in un luogo in cui potrebbe servirti quanto un messaggio senza un modo per inviarlo. Una coperta e una scorta di acqua, la fonte della vita, di cui brulica lei stessa, con la sua mentalità singolare: è lei a decidere il suo corso, se deviare, se aiutare, se correre o se farsi usare. il cibo si può chiedere, trovare, cacciare, seminare, custodire; ma se si è in una situazione complicata non è facile svolgere nessuna di queste azioni. Meglio prenderne un po’ per sicurezza. In questo modo ho equilibrato l’astratto e l’esistente. Alcuni potrebbero essere legati interamente all’esistente e morire di solitudine, di sofferenza. Altri, al contrario, si legherebbero all’affetto per paura di dimenticare e morirebbero di fame, di sete, di freddo. Di sicuro nessuna di queste situazioni sarebbe utile alla sopravvivenza, bensì l’opposto: sosterrebbe la morte ad allungare le sue mani, avvicinarsi all’anima, per prenderla con delicatezza e allontanarla per sempre da un corpo oramai inerme. Ora se dovessi tornare nel mio incubo probabilmente prenderei il peluche, la foca, la coperta, cibo e acqua e solo allora salterei da quella finestra, con la speranza di poterne uscire viva.

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – VINCITORE

lunedì, giugno 25th, 2018

Nicolò G. 2^E

Oggi parto. Non so come, non so perché, ma domani dovrò lasciare la mia casa e il mio paese. Mia madre dice che preferisce non spiegarmi il perché dobbiamo andarcene. L’unica cosa che mi ha detto è di fare la valigia. Non potrò portare molto, quindi dovrò lasciare qualcosa qui. Giro per la casa e mi guardo attorno. Mi sembra più grande del solito e improvvisamente piena di cose. Rovisto mentalmente tra l’infinita raccolta di oggetti che mi circondano e inizio la selezione. I miei occhi si dirigono su una foto di mio padre deceduto pochi giorni dopo la mia nascita. Quella è una delle poche foto dove lui è il protagonista indiscusso dello scatto, dove sembra che tutta la natura e gli agenti atmosferici fioriscano anche solo per un secondo. La voglio portare con me per avere almeno un ricordo di mio padre e perché temo che se non rivedrò più la sua faccia potrei sicuramente dimenticarlo e non voglio che questo accada. Poso la foto nella valigia. Mi guardo intorno e il mio sguardo, questa volta, si posa sui miei fumetti scherzosi e ironici di Simone Albrigi. Sono una passione piuttosto recente, ma ci tengo tantissimo e mi divertono molto. Essi sono le mie armi per far arretrare il temuto mostro quale è la noia che a poco a poco colpisce ogni singolo bambino e adulto del mondo e leggerli mi consente di accedere a una realtà differente da quella che vivo. Impilo tutti i fascicoli e, nel mentre, le mie pupille “scannerizzano” la stanza. Le pupille si arrestano e “mirano” la mia anatra peluche che, da piccolo, ho chiamato Fafà. Mi è sempre stata accanto nelle notti insonni ed è sempre stata la mia compagna di giochi. Da piccolo aveva il potere di farmi dormire e farmi sentire a casa dovunque andassi! Voglio portare con me Fafà perché tecnicamente è la rappresentazione sotto forma di peluche della mia spensierata infanzia, quando niente e nessuno poteva preoccuparmi, quando tutto per me era gentile e tranquillo. Quindi prendo Fafà per le ali e la appoggio all’interno della valigia. Poi, vado in salotto e prendo il mio cellulare appoggiato sul tavolo. Spero proprio di riuscire a mantenerlo acceso, così come spero di riuscire a tenere accesa la speranza di tornare un giorno a casa. Lo voglio avere con me perché al suo interno vi sono tutte le discussioni, gli annunci, le rivelazioni, le confessioni, le rassicurazioni, ma soprattutto i ricordi fotografici dei momenti passati con i miei amici e i miei parenti. Proprio per questo voglio metterlo in valigia, per tenermi vicino frammenti felici della mia vita. Quei momenti in cui ero veramente felice. E per felice intendo tranquillo, spensierato, sicuro e in un certo senso protetto da ogni possibile negativo accadimento. Ora non più. Ora bisogna scappare, e non capisco il perché. Ed è proprio questo che mi spaventa. Il non sapere da cosa. Infatti, la definizione di paura è proprio questa. La paura è una sensazione di timore delle cose che non si sanno, di cui si è incerti o si sa poco e che provoca quella angosciante sensazione di inquietudine dentro sé stessi. E in questo momento, posso affermare di avere paura.

“SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” – VINCITORE

lunedì, giugno 25th, 2018

CONCORSO DI SCRITTURA INDETTO DALLA BIBLIOTECA SCOLASTICA “SE DOVESSI FUGGIRE IMPROVVISAMENTE DA CASA TUA , COSA PORTERESTI CON TE?” Pubblichiamo i testi premiati in occasione della serata dell’inclusione avvenuta il 4 maggio scorso.

Se hai voglia di lasciare un tuo pensiero basta andare alla fine del post e cliccare “Comments”.

Davide C. 1C

Era arrivata la guerra: era arrivata e con le sue oscure grinfie, aveva distrutto tutto e ci aveva portato via quello che ci era più caro. Mi ricordo quando mio papà mi aveva detto nervoso e preoccupato: “Preparati. Fai in fretta, porta solo quello che ti sarà utile e che ti terrà in sicuro perché qui non lo è più”. Ci avevo riflettuto un po’ anche se l’orologio mi metteva fretta con il suo ticchettio lento e profondamente lugubre, alla fine avevo deciso. Non avrei portato vestiti, libri o altro, ma avrei portato la cosa che mi avrebbe aiutato ad andare sempre avanti: il mio sogno nel cassetto, quello di diventare un pianista. Quel sogno era l’àncora, il perno, il porto della nave della mia vita e a cui avevo dedicato tempo e lavoro. Quel sogno era speciale, è vero, mi era capitato di accarezzarlo di notte ma più che altro era un’aspirazione, una finestra sul futuro che si affaccia su una distesa colorata di fiori dal meraviglioso profumo dove c’è sempre il sole anche se fuori c’è la pioggia. Quel sogno era come un grande sacco che conteneva ricordi, gioie, vincite, traguardi e soddisfazioni ma anche delusioni, fatica, lavoro e arrabbiature. Quel sacco per me equivaleva a quello di Babbo Natale perché era sempre pieno di doni e di occasioni bellissime. La musica per me era proprio questo: il più grande regalo che i miei genitori mi avessero mai fatto, perchè mi trasmetteva serenità e felicità. Ma la cosa più importante era che quei momenti li avevo condiviso tutti con mio papà. Negli ultimi periodi mi era stato molto vicino e se la guerra lo avesse portato via, io almeno avrei sempre conservato una parte di lui nel mio cuore. I momenti più belli che ho condiviso con mio papà sono molti anzi, moltissimi. I più importanti sono sempre stati i viaggi: ci divertivamo, giocavamo, ci perdevamo e ci ritrovavamo. Quando sto con lui mi sento al sicuro e felice, a parte quando ci arrabbiamo, e stare con lui è una delle cose che preferisco. Il ricordo più bello è il mio primo concerto, a Venezia. Avevo suonato insieme con il mio amico Michele a quattro mani ma anche come solista. Ricordo l’impegno che ci avevo messo, gli odori, i suoni e le luci intense. Ricordo anche gli applausi e i complimenti caldi e sinceri, ma anche i minimi errori che avevo commesso. Quel sogno sarebbe stata la luce che mi avrebbe guidato tra il fumo, la fame e le tracce di distruzione che avrebbe lasciato la guerra. Io non l’avrei mai abbandonato perchè esso non avrebbe mai abbandonato me insieme alle persone che amavo. Il ticchettio dell’orologio continuava imperterrito mettendomi molta fretta. Ma ora non avevo più paura perchè nel mio cuore portavo amicizie, esperienze e mille emozioni che mi avrebbero sempre guidato.

CONCORSO DI SCRITTURA

giovedì, aprile 19th, 2018
concorso scrittura

 

NO ALL’ABBANDONO DEGLI ANIMALI

martedì, febbraio 7th, 2017

Ciao a tutti!
Siamo Silvia e Beatrice di 1C.

Volevamo parlarvi di un argomento che ci sta molto a cuore. Si tratta dell’abbandono degli animali; cosa che non dovrebbe accadere mai.

Se volete prendere un animale pensateci prima e assicuratevi di avere tutto quello che è necessario  per il cucciolo. La cosa piu’ importante è dargli tanto affetto.

Noi abbiamo i nostri amici del cuore e si chiamano Fido che è un gattone bianco e nero e soprattutto goloso e poi c’è Lilla una cagnolina piccola, timida e paurosa tanto che quando si inciampa sul un filo d’erba corre e piange.

E voi? Avete i vostri amici del cuore?
Aspettiamo di conoscerli e nel frattempo vi alleghiamo un nostro REGALO

PARIGI: non dimentichiamo 2

giovedì, dicembre 29th, 2016

Ciao siamo Marta e Maddalena della commissione blog.

Stiamo scrivendo questo post per riprendere l’argomento di un post vecchio (http://viadellaseta.icsilea.gov.it/?p=2658).
In questi giorni si è scoperto chi è la mente degli attentati in Francia e tutti gli attentati compiuti la notte del 13 novembre 201.: Charlie Hebdo (7-1-2015)
Da pochi giorni è arrivata la notizia dalle autorità francesi l’hanno preso, giudicato e incarcerato con la massima pena 

alleluiaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!

Voi cosa ne pensate?
Siete d’accordo con noi?
 alla prossima!!! :mrgreen:

MEMORIA!!!!

sabato, febbraio 27th, 2016
Ciao a tutti…..volevo condividere con voi una lettera…ma non una lettera qualsiasi bensì una lettera piena di verità, di avvertimento.
Questa lettera è stata scritta da Umberto Eco, l’ha scritta per il nipote…ma non vi anticipo nulla. Ecco qua la lettera:
(…) Ma non è di questo che volevo parlarti, bensì di una malattia che ha colpito la tua generazione e persino quella dei ragazzi più grandi di te, che magari vanno già all’università: la perdita della memoria.
È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta se per caso te ne venisse il bisogno impellente, magari per una ricerca a scuola. Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa. Sarebbe un poco come se, avendo imparato che per andare da via Tale a via Talaltra, ci sono l’autobus o il metro che ti permettono di spostarti senza fatica (il che è comodissimo e fallo pure ogni volta che hai fretta) tu pensi che così non hai più bisogno di camminare. Ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella. Va bene, lo so che fai dello sport e quindi sai muovere il tuo corpo, ma torniamo al tuo cervello.

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria.

Quindi ecco la mia dieta. Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato (figurati che io ricordo la formazione del Torino quando il loro aereo si era schiantato a Superga con tutti i giocatori a bordo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso eccetera). Fai gare di memoria, magari sui libri che hai letto (chi era a bordo della Hispaniola alla ricerca dell’isola del tesoro? Lord Trelawney, il capitano Smollet, il dottor Livesey, Long John Silver, Jim…) Vedi se i tuoi amici ricorderanno chi erano i domestici dei tre moschettieri e di D’Artagnan (Grimaud, Bazin, Mousqueton e Planchet)… E se non vorrai leggere “I tre moschettieri” (e non sai che cosa avrai perso) fallo, che so, con una delle storie che hai letto.

Sembra un gioco (ed è un gioco) ma vedrai come la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Ti sarai chiesto perché i computer si chiamavano un tempo cervelli elettronici: è perché sono stati concepiti sul modello del tuo (del nostro) cervello, ma il nostro cervello ha più connessioni di un computer, è una specie di computer che ti porti dietro e che cresce e s’irrobustisce con l’esercizio, mentre il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare. Invece il tuo cervello può oggi durare sino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis.

C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi.

Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene – a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove.

Ora la scuola (oltre alle tue letture personali) dovrebbe insegnarti a memorizzare quello che è accaduto prima della tua nascita, ma si vede che non lo fa bene, perché varie inchieste ci dicono che i ragazzi di oggi, anche quelli grandi che vanno già all’università, se sono nati per caso nel 1990 non sanno (e forse non vogliono sapere) che cosa era accaduto nel 1980 (e non parliamo di quello che è accaduto cinquant’anni fa). Ci dicono le statistiche che se chiedi ad alcuni chi era Aldo Moro rispondono che era il capo delle Brigate Rosse – e invece è stato ucciso dalle Brigate Rosse.

Non parliamo delle Brigate Rosse, rimangono qualcosa di misterioso per molti, eppure erano il presente poco più di trent’anni fa. Io sono nato nel 1932, dieci anni dopo l’ascesa al potere del fascismo ma sapevo persino chi era il primo ministro ai tempi dalla Marcia su Roma (che cos’è?). Forse la scuola fascista me lo aveva insegnato per spiegarmi come era stupido e cattivo quel ministro (“l’imbelle Facta”) che i fascisti avevano sostituito. Va bene, ma almeno lo sapevo. E poi, scuola a parte, un ragazzo d’oggi non sa chi erano le attrici del cinema di venti anni fa mentre io sapevo chi era Francesca Bertini, che recitava nei film muti venti anni prima della mia nascita. Forse perché sfogliavo vecchie riviste ammassate nello sgabuzzino di casa nostra, ma appunto ti invito a sfogliare anche vecchie riviste perché è un modo di imparare che cosa accadeva prima che tu nascessi.

Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria.

Bada bene che questo non lo puoi fare solo su libri e riviste, lo si fa benissimo anche su Internet. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per chattare (per così dire) con la storia del mondo. Chi erano gli ittiti? E i camisardi? E come si chiamavano le tre caravelle di Colombo? Quando sono scomparsi i dinosauri? L’arca di Noè poteva avere un timone? Come si chiamava l’antenato del bue? Esistevano più tigri cent’anni fa di oggi? Cos’era l’impero del Mali? E chi invece parlava dell’Impero del Male? Chi è stato il secondo papa della storia? Quando è apparso Topolino?

Potrei continuare all’infinito, e sarebbero tutte belle avventure di ricerca. E tutto da ricordare. Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni.

Coltiva la memoria, dunque, e da domani impara a memoria “La Vispa Teresa”. 
Le mie considerazioni riguardano il fatto che le nostre fasce d’età (11-13-14) sono quelle più coinvolte da questa “perdita della memoria”.
Perché?
Perché qui parla di oggetti tecnologici, e ci sono ragazzi che già dalle lontane ( mica tanto  ) elementari ce l’hanno!!.
Non posso certo negare che anche io vorrei un telefono!!…
Ma torniamo al discorso della memoria.
Ormai la nostra generazione non ci fa caso a questo “fenomeno”…neanche io me ne rendevo conto, fino a che, mio papà, ha condiviso con noi questo testo.
Già il fatto che sia una lettera ci fa capire qualcosa: questo avvertimento poteva tranquillamente mandarlo al nipote per whatsapp, anzi sarebbe arrivato ben prima!…invece ha voluto mandarlo per lettera……potete dire quello che volete: che, non per offendere Umberto Eco, è una cosa da vecchi scrivere lettere!!! Ma prima di dire queste cose pensateci.
Chi vuole leggere tutta la lettera vada su questo sito: 
http://espresso.repubblica.it/visioni/2014/01/03/news/umberto-eco-caro-nipote-studia-a-memoria-1.147715?refresh_ce                                                                                 
FATEMI SAPERE!!!                                                                        
Marta 1E